Due nuovi libri, la forza delle idee: il contributo di Giovanna per un Paese migliore.


Qualche settimana fa un servizio del tg2, trasmesso a cavallo di Ferragosto quando la coscienza civile è più che mai rilassata e indolente, ha suscitato l’ira degli archeologi italiani: con l’ormai consueto sottofondo musicale di Indiana Jones, la giornalista, a quanto pare laureata in materie archeologiche, raccontava il fenomeno dei volontari sui cantieri archeologici nazionali, una sorta di vacanza alternativa per quanti, dentisti, imprenditori, professionisti d’ogni genere, disdegnano la routine anche in estate e preferiscono alla sabbia delle spiagge la polvere del cantiere e il brivido della scoperta.
Per l’ennesima volta l’informazione pubblica non solo distorce la realtà dell’archeologia italiana e ne evidenzia solo il lato per così dire esotico, avventuriero, ameno, ma, cosa ancor più biasimevole, svilisce il ruolo di migliaia di archeologi, che nonostante le competenze acquisite nel corso di anni di studio e di specializzazione, restano disoccupati perché non esiste un mercato dei beni culturali in grado di assorbirli. In risposta al servizio televisivo, che esalta un aspetto dell’archeologia, il volontariato appunto, su cui molte associazioni speculano, è stata lanciata sul web una provocazione: quale dentista accetterebbe mai di accogliere nel suo studio come assistenti volontari degli archeologi e dunque affidare alla loro inesperienza la salute dei propri pazienti?
La risposta è facilmente intuibile. Ebbene, perché se un dentista può improvvisarsi archeologo e pretendere di esserlo, il contrario non solo non è lecito ma neppure concepibile?
In Italia il mancato riconoscimento ufficiale da parte dello Stato della professione di archeologo (non esiste, ad esempio, un albo professionale) è esasperato dalla quantità di stereotipifalse credenze, miti, idiozie, banalità che circolano su questo mestiere e che il cinema e l’informazione pubblica contribuiscono a ingigantire e a diffondere.

Archaeology is a science. Indiana Jones is just a movie!” recita uno spot diffuso in rete dalle Archeologhe che (r)esistono. Per il resto, il costante riferimento alla finzione e alla fantascienza, quasi uno scavo archeologico fosse un set cinematografico, ha abbondantemente nauseato ed esacerbato gli animi degli archeologi, che oltre alla disoccupazione devono tollerare anche la beffa!
L’indignazione, il desiderio di smantellare i luoghi comuni e fare chiarezza, l’amore profondo per questo mestiere sono le principali motivazioni alla base di un progetto, “ARCHEOQUAD. Gli archeoquaderni. Quaderni didattici sull’archeologia per l’infanzia”, sviluppato da Giovanna Baldasarre, archeologa bitontina, nel corso dell’ultimo anno e finanziato da una borsa di ricerca stanziata dalla Regione Puglia con il bando “Ritorno al futuro”, nell’ambito delle politiche messe in atto dalla giunta Vendola a sostegno del lavoro e della creatività giovanili.
Obiettivo del progetto realizzare due quaderni didattici, ufficialmente destinati a ragazzi dai 9 ai 13 anni ma di fatto a quanti siano interessati ad approfondire l’argomento, che offrano al lettore un’immagine dell’archeologia e degli archeologi il più possibile rispondente al vero e scevra di sovrastrutture mediatiche.
I due libri, di prossima uscita, “Il mestiere dell’archeologo” e “Alla scoperta della villa romana di Faragola”, sono editi dalla casa editrice barese Gelsorosso, partner del progetto assieme all’Università degli Studi di Foggia.
I testi sono miei, le illustrazioni del fumettista bitontino Domenico Sicolo e dell’archeologa foggiana Francesca Giannetti.

Nel primo dei due sussidi didattici si offre una panoramica generale del lavoro dell’archeologo e delle metodologie di indagine comunemente adottate su un cantiere di scavo, terrestre o subacqueo. Lo scopo non è tanto o solo quello di mostrare a chi lo ignora come si scavi, ma di spiegare la complessità di uno scavo, che costituisce una perfetta sintesi tra lavoro manuale e intellettuale e che si avvale delle competenze di numerosi esperti, ciascuno dei quali si occupa di analizzare un aspetto specifico del contesto indagato.
Il secondo libro conduce invece i lettori alla scoperta di uno dei siti più rilevanti ed estesi della Puglia, la villa romana di Faragola, nei pressi di Ascoli Satriano, una lussuosa residenza di IV-V secolo d.C., di proprietà di un ricco aristocratico, sorta in un’area già occupata in epoca daunia e poi romana. L’area, oggetto di indagini sistematiche a partire dal 2003, è stata in parte musealizzata, grazie ad una sinergia tra istituzioni locali, Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed Università, tesa al recupero e alla valorizzazione del patrimonio culturale regionale.
I due libri sono stati principalmente concepiti per supportare l’attività didattica curata da esperti del settore ed insegnanti. Alla base, vi è l’idea che la tutela dell’ambiente e la salvaguardia dei beni archeologici debbano scaturire da una corretta conoscenza dei siti e monumenti presenti sul territorio e dell’impegno profuso dagli archeologi a favore del loro recupero e studio.
Partire dai ragazzi vuol dire intervenire su menti e coscienze in formazione e dunque stimolarne la curiosità, il pensiero critico, l’azione civile.

Paradossalmente la sopravvivenza degli archeologi nel nostro Paese è affidata non tanto o non solo alle direttive politiche ed economiche emanate in questo settore, ma soprattutto all’opinione che ciascun cittadino ha della figura dell’archeologo e al rispetto che nutre nei confronti del suo lavoro.

Fino a quando l’archeologo continuerà ad essere visto come un nostalgico del passato, un avventuriero, un esploratore di mondi perduti, un impaccio per ditte di costruzione e un peso per la ricerca, non vi potrà essere progresso e lo stato di salute dei monumenti italiani, come nel recente caso di Pompei, peggiorerà inesorabilmente.

Per informazioni sul progetto e sulle attività didattiche: archeoquad@libero.it

Categorie: archeologhe | Tag: , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Due nuovi libri, la forza delle idee: il contributo di Giovanna per un Paese migliore.

  1. Bellissima l’immagine dell’archeologo/dentista. Concordo: ognuno deve fare il suo mestiere e non svilire quello degli altri perché si perde in professionalità.
    Però ogni volta che sento parlare di albi professionali vorrei urlare!
    Bisogna eliminarli tutti, non creaerne di nuovi. É una stortura tutta italiana che sta mettendo in ginocchio una generazione tra lavoro che non c’è e barriere all’entrata.

  2. Mario Goiorani

    Ottimo Lavoro! Bravi!!!!!!

  3. Bellissimi i lavori di Giovanna Baldasarre: è proprio dai bambini che bisogna partire per comunicare quanto gli archeologi fanno, giorno dopo giorno.
    Gli adulti, invece, a mio parere, possono essere inseriti in un cantiere archeologico a patto che siano seguiti da archeologi e che non giochino prenderne il posto. Possono essere collaboratori, esattamente come capita in ogni cantiere, nel quale ci si avvale di manodopera non sempre qualificata! In questo modo non si svilisce di certo la figura dell’archeologo, anzi.
    Concordo inoltre con il commento precedente: un ulteriore albo non aiuterebbe nessuno, piuttosto sarebbe auspicabile che le varie associazioni di categoria si fondessero per creare un fronte unico!

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