Uncategorized

8 marzo: perché.


Canovaccio dell’intervento di Sabrina Del Piano in occasione della manifestazione “Donna e archeologia“, organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata presso il Museo archeologico della Siritide.
Altri interventi della giornata di Tonia Giammatteo e Lucia Colangelo.


Innanzitutto è bene puntualizzare che non è la “festa della donna” bensì la “giornata internazionale della donna”.
Quindi stasera non siamo qui per festeggiare, ma per riflettere.

ARCHEOLOGHE CHE (r)ESISTONO.
Il significato non sta né in un circolo per zitelle a bere the (o Martini) e a spettegolare, né in una frangia neo-(o vetero) femminista, anche perché saremmo ridicole ed anacronistiche, in quanto noi (mediamente) nel ’68 ci siamo nate, e forse dovremmo definirci delle vittime del ’68, più che delle portavoce o interpreti.
Piuttosto siamo un punto di riferimento, per noi stesse. Visto che in questa società di punti di riferimento ce ne sono pochi, o forse troppi (e falsi) e per non sentirci confuse abbiamo stabilito quasi un geocentro in cui fermarci per scambiarci idee, opinioni, per farci coraggio a vicenda.
Abbiamo creato questo spazio (che è virtuale, ma diventa anche reale quando ci incontriamo) all’interno dell’Associazione Nazionale Archeologi per mezzo del quale pensiamo, elaboriamo, proponiamo.
I risultati finali sono in sinergia con ANA Nazionale, e non potrebbe essere diversamente.

<<Nel 2011, infatti, oltre 500 archeologhe hanno aderito alle attività del comitato, partecipando a gruppi di studio sull’identità di genere, denunciando la precarietà delle professioni culturali sulla carta stampata (Repubblica, Corriere della Sera, l’Unità, Leggendaria, Paese Sera) e in diverse trasmissioni televisive nazionali (tra le altre Servizio Pubblico, Presa Diretta, Le storie – Diario italiano) e internazionali (CCTV Central China Television, France2).

 A luglio siamo arrivate in trenta da tredici regioni diverse nel Giardino di Sant’Agostino a Siena, con la grande emozione di salire sul palco degli Stati Generali di ‘Se non ora, quando?’; a novembre abbiamo organizzato una partecipatissima tavola rotonda inserita nei lavori della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, di cui saranno a breve disponibili gli Atti.>> 

Altre iniziative concomitanti con la presente sono:

08-11 marzo: Paestum, Museo Archeologico Nazionale di Paestum per Kore: il risveglio dell’energia femminile, dipartimento di Filosofia, Università di Napoli “Federico II”: parleranno esponenti di Se non ora quando.

09 marzo: Ferrara, MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE, SALA DELLE CARTE GEOGRAFICHE – Giovanna Vigna ANA Emilia Romagna presenterà il tema:  <archeologia: un lavoro per donne>. 

Tra l’altro ARCHEOLOGHE CHE RESISTONO è una creatura bradanico-salentina, in quanto vede ideatrici Astrid D’Eredità, tarantina, le vostre Teresa Leone ed Ada Preite; e dall’arco jonico poi l’iniziativa è piaciuta così tanto che si sono affiancate le colleghe campane, laziali, toscane, eccetera.

Detto questo, passiamo alle iniziative che stiamo curando come ANA Puglia, Archeologhe che resistono e ANA Nazionale:
Master in archeologia preventiva – Ana e LUISS Business School
toponomastica femminile – Archeologhe che (r)esistono e Maria Pia Ercolini
ARCHEOLOGI SICURI – ANA in collaborazione con GEA Project
(segue breve descrizione di ogni iniziativa)

Ora un poco di numeri:
secondo i dati Istat del Secondo censimento ANA, gli archeologi in Italia, tra laureati triennali, laureati magistrali e specialisti, il 70% è donna.
L’86% degli archeologi professionalmente attivi non è impiegato negli Enti pubblici.
Fonte: 2 censimento ISTAT pubblicato sul Volumetti MIBAC Borsa mediterranea per il turismo archeologico – Paestum 2011.

Iscritti ANA per ogni Regione: mediamente 100 iscritti.
Scuole di specializzazione: ogni anno si diplomano mediamente 300 laureati.
Stime: il concorso MIBAC del 18 luglio 2008 per 30 posti da archeologo (e altri da custode) ha prodotto 5500 domande, alle quali vanno aggiunti tutti quegli archeologi che non hanno presentato domanda.
Un gran bel numero. Un esercito.
Questi dati significano moltissimo: che i numeri ci sono. Noi ci siamo! Gli archeologi devono solo unire questi numeri, e trasformarli in entusiasmo, in voglia di fare, in concretezza.
Spesso mi sento dire che l’archeologia nel nostro paese non ha futuro, che non si investe in cultura, che il mestiere vincente di domani non sarà di chi avrà una laurea, ma di chi indipendentemente dal titolo di studio.
Il futuro non esiste come entità fisica definita, è bene ripetercelo. Il futuro è la somma delle nostre azioni, delle nostre decisioni, delle nostre volontà.
Per cui il futuro dell’archeologia in particolare e della cultura in generale dipende da noi, da tutte quelle persone che non si lasciano intimidire, demoralizzare, condizionare dalle negative, ma che anzi continuano a credere come fino ad oggi hanno creduto in se stessi e nel loro mestiere, avendogli dedicato gli anni più belli e spensierati della loro giovinezza.
Vale ancora la pena credere nella cultura, per cui crediamoci. E dimostriamolo con i fatti.

In conclusione vorrei invitare tutte le archeologhe e gli archeologi presenti a continuare ad essere uniti nel percorso di studio e tutela del nostro patrimonio e della nostra professione (e quindi del nostro futuro). Il modo più forte per praticare questa tutela è essere coesi, aumentare di numero, associarci con il fine di riuscire nel migliore dei modi a farci conoscere, a sostenere le nostre cause, quelle di tutti gli archeologi professionisti, a diffondere la cultura in cui risiede il futuro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Via Giulia Fogolari, archeologa


Continua la stretta collaborazione di ‘Archeologhe che (r)esistono‘ con il gruppo di ricerca “Toponomastica femminile“, guidato da Maria Pia Ercolini per l’analisi della composizione degli stradari italiani e l’intitolazione di nuove strade alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale odonomastica.

Il progetto “8 marzo: 3 donne, 3 strade” si propone soprattutto di individuare figure di donne cui dedicare luoghi urbani e il nostro gruppo sta lavorando anche in questo senso, offrendo alla ricerca i nominativi di archeologhe italiane e straniere del Novecento.

Mentre le analisi degli stradari proseguono in tutta Italia iniziano a giungere i primi riscontri: l’assessore Anna Rita Lemma ha aderito al progetto in nome del Comune di Taranto e a breve si terrà una riunione organizzativa per individuare i nomi delle donne cui dedicare le prossime strade. 

A nord, le consigliere del PD di Este (Padova) guidate da Morena Cadaldini hanno già formulato la prima richiesta di
intitolazione ad un’archeologa: Giulia Fogolari, insigne studiosa dei Veneti.
Continueremo ad approfondire la ricerca in tutta Italia e a collaborare a questo grande progetto che in brevissimo tempo ha raccolto oltre duemila entusiastiche adesioni.

Chi desiderasse maggiori informazioni o intendesse aderire può scrivere all’indirizzo archeologhe@gmail.com o visitare il gruppo Facebook dedicato all’iniziativa Toponomastica femminile 

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , , , , , | Lascia un commento

Tavola rotonda “Donne e archeologia: le difficoltà della professione e le Archeologhe che (r)esistono” – Paestum, Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico 2011


Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Barletta. Morte cinque lavoratrici. Senza dignità.


Tina Ceci, 37 anni

Matilde Doronzo, 32

Giovanna Sardaro, 30 anni

Antonella Zaza, 36

Maria Cinquepalmi, 14 anni

Il comitato nazionale Se non ora quando esprime la massima solidarietà ai familiari delle vittime della tragedia di Barletta e sconcerto per una disgrazia che deve riportare al centro dell’attenzione pubblica la necessità di una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito, e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Cinque donne del sud sono morte perché lavoravano in nero in uno scantinato senza sicurezza.
Lo scantinato è crollato, e insieme è crollato il mondo di affetti e di relazioni che ciascuna di loro era.

Non è una tragica fatalità, è una morte annunciata.
Queste donne lavoravano senza dignità.
Lavoravano nelle stesse condizioni in cui lavorano in paesi in via di sviluppo e dove non esiste la democrazia.
Vogliamo che la qualità del lavoro delle donne sia e resti la stessa che c’è negli altri paesi d’Europa.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro: ogni giorno uomini e  donne nel nostro paese muoiono mentre lavorano e muoiono nel silenzio di troppi.
Ripetiamo: vogliamo una politica che offra dignità per le donne nel lavoro retribuito e dignità nei servizi offerti alle loro famiglie quando loro sono a lavorare.
Se non ora quando?
Il comitato nazionale Se Non Ora Quando
Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

“Indiana Jones è solo un film”


A Cominciamo Bene su Rai Tre, martedì 13 settembre 2011, s’è parlato di lavoro.
Del lavoro che non c’è.
Molti giovani, lavoratori, studenti, ricercatori, sono andati via
per cercare fortuna altrove. E chi è rimasto come se la passa?

Per il Comitato ‘Il nostro tempo è adesso’ è intervenuta Claudia Pratelli (ricercatrice).

Per le Archeologhe che (r)esistono, invece, Astrid D’Eredità.
Che ha ribadito, per chi ancora non lo avesse capito, che l’archeologia è
una scienza, mentre Indiana Jones solo un blockbuster di Hollywood.
E che le archeologhe non “hanno il vizio di voler fare figli”, ma pieno diritto
ad ottenere le tutele necessarie perché ciò avvenga.

Trovate qui l’intera trasmissione.
I contributi nei segmenti 00:13, 00:38 e 1:18

Categorie: Uncategorized | 1 commento

Lettera aperta del Comitato promotore SNOQ


Riceviamo e pubblichiamo dal Comitato promotore SNOQ

Lettera aperta

In questo periodo di gravissima difficoltà sentiamo la responsabilità di rivolgerci a tutti coloro che ricoprono funzioni istituzionali, in ogni ambito della vita sociale, politica, culturale, religiosa del nostro paese.

L’Italia ha un drammatico bisogno di un grande sforzo collettivo che riesca a trarla fuori dallo stato di crescente fragilità internazionale e di crisi istituzionale e politica che la blocca.

Il movimento SeNonOraQuando è nato per difendere e riaffermare la dignità delle donne, ma si è consolidato, ampliato, diffuso perché abbiamo collegato la penosa condizione delle donne italiane al generale declino del paese.
Abbiamo detto che l’Italia non è un paese per donne perché non è stato riformato lo stato sociale, non lo si è reso produttivo.

Nessuno dei governi e delle coalizioni governative che in questi due ultimi decenni si sono succeduti ha saputo o voluto adeguarlo alle straordinarie trasformazioni che hanno visto le donne protagoniste, ostacolando così significativamente un loro pieno accesso al mondo del lavoro. Come tutte le statistiche ci raccontano, le italiane vivono assai male e non godono pienamente dei diritti di cittadinanza, perché in Italia non è stato attivato uno dei motori che altrove in Europa ha reso possibile la ripresa della crescita.

Ora è tutto il paese che ne sta pagando duramente le conseguenze.

Cambiare lo stato sociale e fare dell’Italia un paese vivibile anche per le donne è un’urgenza civile ed economica, di cui per fortuna sta crescendo la consapevolezza, come testimonia tra l’altro l’ultima relazione annuale del governatore della Banca d’Italia. Ma per farlo occorre una convergenza di intenti fuori dall’ordinario, uno sforzo comune per superare resistenze corporative, miopie di parte e vischiosità di privilegi.

A questa convergenza, in vista di un bene comune, si è ripetutamente appellato il Presidente della Repubblica e noi, richiamandoci alle sue parole, chiediamo a voi tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità, di sollecitare e promuovere la formazione di una comune volontà riformatrice, capace di coraggiosi cambiamenti e innovazioni profonde. Appare ormai indispensabile, in una fase che è stata definita di ‘debolezza della politica’, che tutta la società civile si faccia carico dei cambiamenti necessari attraverso una più attiva partecipazione.

L’Italia è smarrita e angosciata per il proprio futuro, ma ha enormi risorse e grandi energie inespresse e quelle delle donne sono sicuramente tre le più salde seppure misconosciute.

E’ il momento del coraggio e della lungimiranza.

Il Comitato Promotore Se Non Ora Quando

Categorie: Uncategorized | Lascia un commento

Estrofficina racconta…


Lavoro, maternità, rappresentanza: questi i temi cardine della giornata; testimonianze drammatiche e dolorose, scenari inquietanti di un Italia che la stampa estera fatica ad interpretare: ma un soffio, un brivido consolatorio ha pervaso ogni istante della discussione: le cose stanno cambiando, o meglio, le donne stanno cambiando le cose……

Il resto del bel resoconto dell’evento senese, delle amiche di Estrofficina,
lo trovate qui

Categorie: Uncategorized | Tag: | Lascia un commento

Blog su WordPress.com.