Articoli con tag: archeologhecheresistono

Donna + strada + passeggiata = prostituta. Storia di un’archeologa che ‘se l’è andata a cercare’.



Giornata di cantiere su una strada a Torrimpietra (Fiumicino), non lontano dal Castello dove sono state festeggiate le nozze della Carfagna.
Il posto sarebbe bellissimo, non a caso sottoposto a vincoli di ogni genere, ma al momento è una discarica a cielo aperto e soprattutto luogo prediletto per prostitute e clienti che si appartano (in 5 giorni di lavoro mi sono fatta una bella cultura!).
Venerdì alle ore 12 ho pensato di fare due passi… così, per vedere il castello… nonostante i miei abiti da cantiere (sinceramente contro ogni tentazione) un auto con un uomo si accosta insistente… io affretto il passo, lui accelera, io torno indietro e lui fa inversione con l’auto.
A quel punto spaventata inizio a correre e prendo il cellulare… lui dopo un po’ desiste… io finalmente arrivo alle transenne del cantiere. Poco dopo vedo un auto dei carabinieri, gli racconto l’accaduto, loro gentili rispondono: noi facciamo il possibile, siamo qui apposta, abbiamo pacchi di denunce per prostituzione e per atti osceni in luogo pubblico… ma il problema non si risolve e ormai in questa zona le donne non passeggiano più da sole…

Ci rendiamo conto? A mezzogiorno una donna non può sentirsi libera di fare una passeggiata! Più tardi ho raccontato l’episodio al geometra e all’ingegnere del cantiere… commento: vabbè si sa, qui è così, diciamo che te la sei andata a cercare!

Me la sono andata a cercare? Con le scarpe antinfortunio, i pantaloni larghi e una polo blu… io sono ancora allibita, diciamo pure che è andata bene, ma ovviamente il castello non l’ho visto!!

Zaira Maschio

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Il nostro video in tv!


Il nostro video piace, gira bene in rete.
Così tanto che l’edizione serale del TG3 del 6 luglio scorso ha scelto
le immagini del regista Luca Attilii accanto a quelle ufficiali prodotte
dal Comitato Nazionale Se non ora quando per presentare il
prossimo appuntamento a Siena.

I video integrali:
Archeologhe che (r)esistono
Canale YouTube Se non ora quando – paeseperdonne

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Il video invito delle archeologhe italiane.. vieni anche tu?


Non è stato facile.. ma abbiamo vinto la ritrosia, superato le complicazioni tecniche e le distanze e da Trento a Bitonto, da Pisa a Napoli abbiamo composto il video invito per le archeologhe italiane.

Ci siamo divertite tanto, unite dalle stesse motivazioni e da una precisa volontà:affermare la nostra presenza per cambiare le cose.

Prova anche tu a raccontarci in video un pezzo di te e della tua vita di archeologa,
unisciti a noi nel comporre il mosaico che ci rappresenta.

E se hai bisogno di chiarimenti o di aiuto ci trovi sempre qui: archeologhe@gmail.com

Un grazie gigantesco a Luca Attilii da tutte noi!

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Archeologhe che (r)esistono: le peggiori d’Italia il 9 e 10 luglio a Siena


Sulla mia carta d’identità alla voce “Professione” c’è scritto archeologa.
Lo stupore della funzionaria comunale che qualche anno fa raccolse la mia imbarazzante dichiarazione, ricordo bene, era palpabile. Cosa farà mai un’archeologa, si sarà chiesta la ligia impiegata statale mentre con occhi sbarrati mi guardava, sperando che ci ripensassi. Scava buche in aperta campagna o nel giardino della propria abitazione alla ricerca di monete e tesori nascosti? Organizza spedizioni esplorative nel Sud dell’America o traversate del deserto? Gira film d’avventura e fantascienza come Indiana Jones?
Eppure nulla di tutto questo rientra nella categoria concettuale, politicamente corretta, di mestiere regolarmente retribuito e come tale riconosciuto e apprezzato dai più.
Nulla che potesse realmente persuaderla dell’opportunità di assecondare, senza troppe storie, la mia ferma volontà.

Il mio sguardo risoluto e niente affatto intimorito credo sia bastato, tuttavia, a farla desistere dal muovermi ogni qualsivoglia obiezione e a convincerla a mettere per iscritto quanto dichiarato.
Come far capire, a lei e tanti altri, che il mio titolo è frutto di anni di studio appassionato, di sacrifici, di rinunce, di tasse pagate, di esperienza sul campo, di ricerca scientifica spesso condotta in condizioni estreme e improbabili, di estenuante precariato?
Tutte le volte che ho tentato di spiegare ai miei ignari interlocutori in cosa consista il mestiere di un archeologo, ciò che più mi ha sorpreso, a parte la disinformazione che spesso circola su questa professione, è stato avvertire minaccioso su di me, lo sguardo commiserevole di chi, pur apprezzando gli sforzi di quanti cercano di concretizzare i propri sogni infantili e pur affascinato dalla potenza di una tale passione, non si capacita che si possa o si presuma di vivere di sola archeologia.

Credo sia proprio questo atteggiamento disfattista, disincantato, surrealistico, superficiale che oggi autorizza persino un Ministro della Repubblica ad apostrofare i giovani precari come i “peggiori d’Italia”, senza minimamente preoccuparsi che ciò possa offendere, ancor prima della nostra plurititolata intelligenza, la nostra dignità.
Ed è sempre a causa di questa visione cieca e immorale della realtà odierna che milioni di giovani, che come me gravitano attorno al settore dei beni culturali, non riescono a trovare una benché minima garanzia per il loro futuro professionale, nonostante la laurea, la specializzazione, il dottorato di ricerca, lo studio delle lingue, le esperienze all’estero, la rabbia che li spinge a non mollare e ad andare avanti, se non per sé almeno per i propri figli, ammesso che decidano di metterli al mondo.

In Italia ci sono centinaia, forse migliaia di archeologi, molti dei quali donne.
Sono rimasta stupita anch’io dall’alta percentuale di operatrici dei beni culturali nel nostro Paese, quando, miracoli della moderna tecnologia, mi sono imbattuta, nella rete di facebook, tra le maglie di un gruppo che si chiama “Se non ora quando. Archeologhe che (r)esistono”.
Ad ingrossarne le fila, le quote rosa dell’archeologia italiana, donne abili e caparbie, che in silenzio e con tenacia, come solo le donne a volte sanno fare, stanno portando avanti una battaglia decisiva: difendere l’archeologia e la professionalità delle donne archeologhe in Italia.
Le paladine dell’archeologia italiana, mosse dall’indignazione ancor prima che dalla disperazione, si incontreranno a Siena il 9 e il 10 luglio prossimi, nell’ambito della manifestazione nazionale “Se non ora quando”, prossima tappa di un movimento, tutto al femminile, che dallo scorso 13 febbraio sta cambiando il corso della politica in Italia, sta facendo tremare le frange più maschiliste dell’establishment dominante e sta restituendo alle donne il ruolo di protagoniste attive che ad esse spetta nella società.
A Siena, anche le archeologhe diranno la loro, porteranno le loro storie di vita da cantiere, con la sveglia alle 7.30 di mattina, nessuna garanzia di lavorare per più di qualche settimana al mese, uno stipendio mensile di meno di 1000 euro, contratti a tempo, la ricerca confinata nel fine settimana o peggio di notte, pur di aggiungere qualche pubblicazione al proprio curriculum, i mille lavoretti sottopagati (lezioni private, correzione di bozze, visite guidate, call center) a cui ci si arrende per arrotondare e pesare il meno possibile sulle finanze della famiglia di origine e, perché no, pensare ad un progetto di vita che contempli una casa, dei figli… oltre al lavoro.

A Siena convergeranno anche quelle archeologhe stanche di resistere, che hanno appeso la trowel al chiodo e abbandonato le proprie aspirazioni tra i ruderi di qualche sito archeologico, che nessuno mai conoscerà perché, causa l’assenza di finanziamenti, è stato sepolto sotto la vegetazione o peggio distrutto.
Tutte assieme, unite dalla stessa passione e mosse dallo stesso sentimento di rabbia, le archeologhe italiane proveranno a spiegare, a chi si ostina a non capire, che ruolo esse abbiano nella società moderna e perché sia importante creare un organico ed efficiente mercato del lavoro, con diritti riconosciuti oltre che con doveri, che ruoti attorno alla difesa del patrimonio culturale.
Le archeologhe che (r)esistono il 9 e il 10 luglio, a Siena, tenteranno ancora una volta di smuovere le coscienze assopite di chi pensa che di cultura non si viva e che basti affossarla, mortificarla, offenderla per pareggiare i conti e salvare le sorti di una nazione. Probabilmente, tutto questo fermento non basterà a frenare la deriva culturale del Paese. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Se non ora quando?
Intanto, penso che il prossimo anno dovrò rinnovare la mia carta d’identità.
Cosa dirò, alla funzionaria di turno, che mi chiederà quale professione esercito?

Il nostro progetto per Siena
Se non ora quando – blog ufficiale

 

Giovanna Baldasarre

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La peggiore d’Italia? Un’archeologa


Denunciamo da tempo le nostre condizioni lavorative sotto dimensionate,

i contratti al limite della dignità e i pagamenti che arrivano sempre troppo tardi.

Con l’avanzare del progetto creeremo una rassegna stampa dei nostri interventi e delle nostre denunce, passate e future.

Fino a quando non ce ne sarà più bisogno.

Ancora per oggi, però, condividiamo

Io, l’Italia peggiore, di Roberto Mania (R2 – la Repubblica, 20.06.2011)

Categorie: archeologhe, denuncia | Tag: , | 2 commenti

Il nostro progetto per Siena


Io sono un’archeologa.

Voi mi vedete, ma io non esisto.

Dopo anni di studio in università statali, nonostante le tasse pagate regolarmente,
per lo Stato io non esisto.

Precaria
senza diritti
lavoro sottopagata
per tutelare il patrimonio archeologico italiano.

Archeologhe in Italia siamo tante, tantissime.

E il 9 e il 10 luglio prossimi ci vedremo a Siena,
presso il complesso di Santa Maria della Scala.

Porteremo le nostre storie all’incontro nazionale “Se non ora, quando?“.

Vogliamo raccontare la vita in cantiere, il lavoro precario, le delusioni e l’entusiasmo di ogni giorno, la grande passione che ci spinge, nonostante tutto.

E vogliamo raccontare anche la tua storia: gira un breve video con una videocamera,
con l’impostazione video di una fotocamera o col tuo cellulare.

Dicci quello che pensi, le cose che vorresti cambiare,
facci sentire la tua rabbia o le tue risate. 

Invia il filmato all’indirizzo archeologhe@gmail.com

Porteremo la tua voce a Siena.

Tutte assieme

Archeologhe che (r)esistono.

Se non ora, quando?

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Eccoci!


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