Articoli con tag: senonoraquando

Da Lentini a Siena: storia di Simona, archeologa.


Quando mi è saltato in mente di partecipare, dal profondo sud, a questa manifestazione, avevo appena preso un incarico, breve, ma per me dal significato simbolico importantissimo, nella mia città, Lentini.

Per me era la prima volta che lavoravo, retribuita, in Sicilia.
Lo avevo già fatto, ma in altre regioni; qui solo scavi a titolo gratuito, non lavoro.
Stavo per partire per il nord e mandare al diavolo tutto, e invece mi chiamano qui. Ritrovo l’amore per la mia terra, non solo nel senso di luogo di appartenenza, ma per la terra in senso stretto. La “mia” arenaria, quella in cui sono cresciuta. Le necropoli che ho studiato, i luoghi sui quali ho fatto la mia tesi di laurea. Due giorni di lavoro e cambia tutto.
Ho deciso, senza rendermene conto, che era qui che volevo restare, e che questo era il mestiere che più amavo al mondo, nonostante le avversità.

….. l’articolo continua su SelSicilia.it

Simona Libera Tocco

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Archeologhe che (r)esistono a Siena: l’intervento in piazza


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Segui da casa gli stati generali di Siena – Se non ora quando


 

 

 

 

 

 

 

 

Per tutte le amiche e gli amici che vorrebbero venire a Siena ma non possono,
l’evento di Siena del 9 e 10 luglio sarà visibile in streaming su Radio Articolo 1

http://cdn.livestream.com/grid/LSPlayer.swf?channel=radioarticolo1live&autoPlay=false

Inoltre a partire da sabato alle 13 saranno disponibili i video-reportage degli interventi che si susseguiranno.
Basta collegarsi via web a Esemplare TVwww.esemplaretv.com

Dal blog ufficiale SE NON ORA QUANDO

 

 

 

 

 

 

 

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Nuovo luogo dell’incontro: prato s. Agostino. “Non smettermo di stupirvi”.


Messaggio dal Comitato Nazionale Se non ora quando.

Care donne che sarete a Siena con noi (e anche uomini), diverse di voi ci hanno scritto preoccupate per il cambio del luogo in cui terremo il nostro incontro: il caldo, il sole e l’assenza di sedie sufficienti spaventavano soprattutto le mamme in attesa e le donne più anziane.
Non potevamo far finta di niente, perché questo incontro vorremmo che fosse quanto più accogliente e inclusivo e ci siamo date da fare!
Con l’aiuto prezioso del Sindaco, abbiamo individuato una piazza, a 150 m. dal duomo (5 minuti a piedi) dove c’è l’ombra e potremo sistemare 1200 sedie, che dovrebbero essere sufficienti a far stare sedute quasi tutte!!
Il nuovo luogo dell’incontro è dunque Prato di Sant’Agostino.
E, come dicevamo, non smetteremo di stupirvi.

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Se non inseguo i miei sogni, quando potrò farlo?


 

 

 

 

 

Settembre 1995, segreteria generale dell’Università degli Studi di Palermo, sportello della facoltà di Lettere e Filosofia: il modulo di iscrizione al corso di Conservazione dei Beni Culturali e io.

 

Durante la compilazione del modulo mi sono chiesta se davvero volevo diventare archeologa.
In fondo, avevo scelto un liceo, il linguistico, che mi permetteva di decidere di lavorare senza altri titoli, invece stavo per intraprendere un lungo percorso che non si fermava alla sola laurea quadriennale e poi fortemente specializzato. Anche allora, però, già mi ponevo la domanda: se non inseguo ora i miei sogni, quando potrò farlo? Se non ora, quando?

Non sono stati anni facili dal 1995, come tanti altri miei colleghi ho studiato, scavato e lavorato anche gratuitamente: perché si lavora anche senza essere remunerati).
Ho rinunciato anche a trascorrere le estati al mare con gli amici: sì son facezie
ma a 20 anni non lo sembrano.
A qualche anno dalla laurea ho deciso di provare l’esame di ammissione alla Scuola di Specializzazione in Archeologia a Lecce, l’ho superato.
Son giunta all’esame finale felice di far ancora parte di un folto gruppo di persone che si dedicano alla scienza, alla ricerca.

 

Son passati tanti anni dall’iscrizione all’università, i sogni son sempre gli stessi anche a 34 anni: la passione è lavoro, il lavoro è passione.
In Italia, tuttavia, sembra impossibile fare ciò che si è diventati; durante il periodo di crisi economica sembra più facile fare tagli alla cultura, trattandola come se fosse un ornamento di cui si può fare a meno, dimenticando, come diceva Aristotele, che si tratta sempre di un buon rifugio nella cattiva sorte.
Poi, sembra sempre di più che gli archeologi davvero non esistano, nel nostro paese i liberi professionisti hanno una loro dignità lavorativa anche dinanzi ai non addetti ai lavori. Gli archeologi? No, poi se si è pure donna ci si ritrova a dover “combattere” contro il maschilismo che imperversa nel mondo lavorativo.
Ancora ricordo un operaio che mi lanciò il piccone contro, semplicemente perché non sopportava avere una donna che gli dicesse come lavorare.

 

Luglio 2011, il mio studio, la mia scrivania e il mio computer.

Io persevero, però.
Io non faccio un lavoro, io sono quel lavoro stesso.
Io non faccio l’archeologa, io lo sono!

Così, anche quando amici e conoscenti mi dicono di cambiare lavoro, di cambiare ambito viste le difficoltà, continuo a rispondere con la stessa domanda che mi posi 16 anni fa:
se non inseguo i miei sogni, quando potrò farlo?
Se non ora, quando?

Non sono l’unica donna archeologa che ha deciso di perseverare, di inseguire i propri sogni e di farsi riconoscere dal mondo lavorativo, perché (r)ESISTIAMO! Un gruppo di archeologhe sarà a Siena il 9 e il 10 luglio per l’incontro “Se non ora quando?”, se si è da quelle parti perché non unirsi alle donne che sottolineeranno ancora che ESISTIAMO!

Allora, andate anche voi, pure se non siete archeologi.

Iole Carollo

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Ultimi aggiornamenti da Siena: cambia il luogo dell’incontro


A causa dell’alto numero di adesioni ricevute e della grande affluenza prevista per l’incontro di Siena del 9 e 10 luglio, al fine di garantire la migliore organizzazione possibile del nostro incontro, il Comune di Siena ci ha concesso la disponibilità della piazza del Duomo per accogliere il nostro evento.

Quindi, contrariamente a quanto previsto, ci ritroveremo tutte nella splendida Piazza del Duomo, antistante Santa Maria della Scala.

La mattina la piazza sarà completamente al sole e vi consigliamo di portarvi un cappellino. Dalle 15 in poi la piazza sarà in ombra.
Allestiremo la piazza con un buon numero di sedie, che comunque non saranno sufficienti per tutte.
Dato che sarà possibile sedersi sul sagrato e a terra, chi può porti un cuscinetto!
La piazza avrà un punto ristoro gestito dalla cooperativa Mondomangione dal quale sarà possibile acquistare acqua e caffè.
Attenzione: il programma dell’incontro non subisce variazioni e rispetta pienamente quanto vi abbiamo già comunicato.
Dalle ore 11 saranno attivi i banchi di informazione.
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Organizziamo Autobus Roma-Siena A/R


Stiamo organizzando autobus da Roma, partenza il 9 luglio e rientro il 10.

Contattaci anche se hai bisogno della sola andata o del solo ritorno,
hanno lo stesso problema in molte e si può dividere il costo, che
si aggira sui 30 euro.

Per info per favore contattate l’indirizzo archeologhe@gmail.com

 

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Sardegna, terra di archeologhe


C’è qualcosa di veramente strano nell’incontro di trenta donne provenienti da ogni parte d’Italia.
Soprattutto se queste donne non si conoscono: ignare ciascuna del volto dell’altra, ben consapevoli della forza delle idee che le unisce.
Margherita arriverà a Siena dalla Puglia; assieme a lei Laura e Tiziana, da Roma. Nessuna di loro ha mai visto Livia, che con un gruppo di amiche scende dal Trentino per fare la conoscenza di Giuseppina, approdata dalla Sardegna con Emanuela.
Proseguiremo il percorso intrapreso, per proporre in tutti i modi quel cambiamento radicale della società che si è ormai reso indispensabile.
Che deve partire da ciascuno di noi, non più spettatori passivi della realtà ma autori consapevoli del nostro destino…..

… continua su Il manifesto sardo

 

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Il video invito delle archeologhe italiane.. vieni anche tu?


Non è stato facile.. ma abbiamo vinto la ritrosia, superato le complicazioni tecniche e le distanze e da Trento a Bitonto, da Pisa a Napoli abbiamo composto il video invito per le archeologhe italiane.

Ci siamo divertite tanto, unite dalle stesse motivazioni e da una precisa volontà:affermare la nostra presenza per cambiare le cose.

Prova anche tu a raccontarci in video un pezzo di te e della tua vita di archeologa,
unisciti a noi nel comporre il mosaico che ci rappresenta.

E se hai bisogno di chiarimenti o di aiuto ci trovi sempre qui: archeologhe@gmail.com

Un grazie gigantesco a Luca Attilii da tutte noi!

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Archeologhe che (r)esistono: le peggiori d’Italia il 9 e 10 luglio a Siena


Sulla mia carta d’identità alla voce “Professione” c’è scritto archeologa.
Lo stupore della funzionaria comunale che qualche anno fa raccolse la mia imbarazzante dichiarazione, ricordo bene, era palpabile. Cosa farà mai un’archeologa, si sarà chiesta la ligia impiegata statale mentre con occhi sbarrati mi guardava, sperando che ci ripensassi. Scava buche in aperta campagna o nel giardino della propria abitazione alla ricerca di monete e tesori nascosti? Organizza spedizioni esplorative nel Sud dell’America o traversate del deserto? Gira film d’avventura e fantascienza come Indiana Jones?
Eppure nulla di tutto questo rientra nella categoria concettuale, politicamente corretta, di mestiere regolarmente retribuito e come tale riconosciuto e apprezzato dai più.
Nulla che potesse realmente persuaderla dell’opportunità di assecondare, senza troppe storie, la mia ferma volontà.

Il mio sguardo risoluto e niente affatto intimorito credo sia bastato, tuttavia, a farla desistere dal muovermi ogni qualsivoglia obiezione e a convincerla a mettere per iscritto quanto dichiarato.
Come far capire, a lei e tanti altri, che il mio titolo è frutto di anni di studio appassionato, di sacrifici, di rinunce, di tasse pagate, di esperienza sul campo, di ricerca scientifica spesso condotta in condizioni estreme e improbabili, di estenuante precariato?
Tutte le volte che ho tentato di spiegare ai miei ignari interlocutori in cosa consista il mestiere di un archeologo, ciò che più mi ha sorpreso, a parte la disinformazione che spesso circola su questa professione, è stato avvertire minaccioso su di me, lo sguardo commiserevole di chi, pur apprezzando gli sforzi di quanti cercano di concretizzare i propri sogni infantili e pur affascinato dalla potenza di una tale passione, non si capacita che si possa o si presuma di vivere di sola archeologia.

Credo sia proprio questo atteggiamento disfattista, disincantato, surrealistico, superficiale che oggi autorizza persino un Ministro della Repubblica ad apostrofare i giovani precari come i “peggiori d’Italia”, senza minimamente preoccuparsi che ciò possa offendere, ancor prima della nostra plurititolata intelligenza, la nostra dignità.
Ed è sempre a causa di questa visione cieca e immorale della realtà odierna che milioni di giovani, che come me gravitano attorno al settore dei beni culturali, non riescono a trovare una benché minima garanzia per il loro futuro professionale, nonostante la laurea, la specializzazione, il dottorato di ricerca, lo studio delle lingue, le esperienze all’estero, la rabbia che li spinge a non mollare e ad andare avanti, se non per sé almeno per i propri figli, ammesso che decidano di metterli al mondo.

In Italia ci sono centinaia, forse migliaia di archeologi, molti dei quali donne.
Sono rimasta stupita anch’io dall’alta percentuale di operatrici dei beni culturali nel nostro Paese, quando, miracoli della moderna tecnologia, mi sono imbattuta, nella rete di facebook, tra le maglie di un gruppo che si chiama “Se non ora quando. Archeologhe che (r)esistono”.
Ad ingrossarne le fila, le quote rosa dell’archeologia italiana, donne abili e caparbie, che in silenzio e con tenacia, come solo le donne a volte sanno fare, stanno portando avanti una battaglia decisiva: difendere l’archeologia e la professionalità delle donne archeologhe in Italia.
Le paladine dell’archeologia italiana, mosse dall’indignazione ancor prima che dalla disperazione, si incontreranno a Siena il 9 e il 10 luglio prossimi, nell’ambito della manifestazione nazionale “Se non ora quando”, prossima tappa di un movimento, tutto al femminile, che dallo scorso 13 febbraio sta cambiando il corso della politica in Italia, sta facendo tremare le frange più maschiliste dell’establishment dominante e sta restituendo alle donne il ruolo di protagoniste attive che ad esse spetta nella società.
A Siena, anche le archeologhe diranno la loro, porteranno le loro storie di vita da cantiere, con la sveglia alle 7.30 di mattina, nessuna garanzia di lavorare per più di qualche settimana al mese, uno stipendio mensile di meno di 1000 euro, contratti a tempo, la ricerca confinata nel fine settimana o peggio di notte, pur di aggiungere qualche pubblicazione al proprio curriculum, i mille lavoretti sottopagati (lezioni private, correzione di bozze, visite guidate, call center) a cui ci si arrende per arrotondare e pesare il meno possibile sulle finanze della famiglia di origine e, perché no, pensare ad un progetto di vita che contempli una casa, dei figli… oltre al lavoro.

A Siena convergeranno anche quelle archeologhe stanche di resistere, che hanno appeso la trowel al chiodo e abbandonato le proprie aspirazioni tra i ruderi di qualche sito archeologico, che nessuno mai conoscerà perché, causa l’assenza di finanziamenti, è stato sepolto sotto la vegetazione o peggio distrutto.
Tutte assieme, unite dalla stessa passione e mosse dallo stesso sentimento di rabbia, le archeologhe italiane proveranno a spiegare, a chi si ostina a non capire, che ruolo esse abbiano nella società moderna e perché sia importante creare un organico ed efficiente mercato del lavoro, con diritti riconosciuti oltre che con doveri, che ruoti attorno alla difesa del patrimonio culturale.
Le archeologhe che (r)esistono il 9 e il 10 luglio, a Siena, tenteranno ancora una volta di smuovere le coscienze assopite di chi pensa che di cultura non si viva e che basti affossarla, mortificarla, offenderla per pareggiare i conti e salvare le sorti di una nazione. Probabilmente, tutto questo fermento non basterà a frenare la deriva culturale del Paese. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Se non ora quando?
Intanto, penso che il prossimo anno dovrò rinnovare la mia carta d’identità.
Cosa dirò, alla funzionaria di turno, che mi chiederà quale professione esercito?

Il nostro progetto per Siena
Se non ora quando – blog ufficiale

 

Giovanna Baldasarre

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